XXVI Giornata Mondiale del Malato e momento di preghiera nell’anniversario della serva di Dio “Benedetta Bianchi Porro”

Pubblicato giorno 7 febbraio 2018 - In home page, in primo piano

benedetta

Il gruppo di Ostuni “Benedetta Bianchi Porro” vivrà un momento di preghiera nell’anniversario della serva di Dio ,domenica 11.2.2018 nella celebrazione Eucaristica delle ore 10,30.

Storia di Benedetta Bianchi Porro
Benedetta Bianchi Porro (Dovadola, 8 agosto 1936 – Sirmione, 23 gennaio 1964) è stata un’italiana dichiarata venerabile per la Chiesa cattolica, per il comportamento e la fede mantenuti in vita nonostante le sofferenze.Appena nata a Dovàdola, un paese a 19 chilometri da Forlì, fu colpita da una emorragia. Su richiesta della madre le venne conferito il battesimo “di necessità” con acqua di Lourdes. Cinque giorni dopo, il 13 agosto, riacquistata una certa stabilità fisica, fu solennemente battezzata e chiamata Benedetta Bianca Maria. A tre mesi Benedetta si ammalò di poliomielite, problema diagnosticatole dal medico Vittorio Putti dell’istituto Rizzoli di Bologna. La malattia le lasciò la gamba destra più corta dell’altra, costringendola in seguito a portare una pesante scarpa ortopedica. Tra marzo e maggio del 1937 fu colpita da ripetute bronchiti, e da otite purulenta bilaterale.Nel maggio 1944, nella piccola Chiesa dell’Annunziata a Dovadola fece la prima Comunione. Le venne regalato in quella occasione un rosario, da cui non si sarebbe più separata. Conseguì la Cresima quindici giorni dopo, amministrata dal vescovo di Modigliana, Monsignor Massimiliano Massimiliani.

“È una bella giornata e anche io sono felice perché ho ricevuto Gesù nel cuore, ho promesso a Gesù che farò la comunione tutte le domeniche di Maggio”.Fu un’adolescente compassionevole, fragile e delicata. Visse numerosi problemi fisici e tentativi di cura: le “scarpe alte”, il busto, l’emicrania, la debolezza, e soprattutto quella gamba che le “regalò” il soprannome di “zoppona”.Nonostante la precaria situazione di salute, nell’ottobre del 1953, a soli 17 anni, si iscrisse all’Università di Milano. Inizialmente influenzata dal padre, scelse di intraprendere gli studi di Fisica. Dopo successivi ripensamenti, e con una maggiore consapevolezza nelle sue aspirazioni decise di intraprendere quella di Medicina.Le condizioni fisiche si aggravarono, il 30 novembre 1960 inviò al rettore la domanda di “rinuncia agli studi”. Nel gennaio 1961 riprese a scrivere il diario, sospeso durante gli anni di studio universitari.

Nel 1962 fece il primo pellegrinaggio a Lourdes. Dopo aver fatto domanda all’UNITALSI partì dal 24 al 31 maggio. Con la metà di ottobre del 1962 terminò definitivamente il Diario. I suoi pensieri, interamente riguardanti la religione e il cammino interiore, vennero appuntati sull’Agenda della Motta. Scrivere le comportava una grandissima fatica e una notevole quantità di tempo.Il 20 gennaio 1964 si confessò e ricevette la comunione dal parroco di Sirmione.

Prima di morire il suo pensiero ritornò ad una leggenda a lei cara, la leggenda del mendicante e del re.

Morì il 23 gennaio del 1964. Grazie al Diario da lei composto si ritiene possibile conoscere e comprendere le sue scelte e i suoi travagli interiori.

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