Madonna della Nova 8 Aprile 2018 “L’anima mia magnifica il Signore …perché” ha guardato l’umiltà della sua serva

Pubblicato giorno 1 aprile 2018 - In home page, in primo piano

Festa della Madonna 2018

La chiesa santuario di santa Maria della Nova è con fondati motivi considerata la più antica chiesa dedicata alla Vergine esistente in Ostuni. Santa Maria della Nova è una chiesetta del XVI secolo, situata all’interno di una lama, in una località un tempo detta “Li Furchi”, cioè luogo di ricovero di animali selvatici, dalle linee architettoniche goticheggianti in una facciata che mostra un portale ogivale sormontato da una rosetta e col coronamento formato da una teoria di archetti trilobati su cui svetta un modesto campanile. Fu, infatti, edificata intorno al 1560 e costituisce l’ultimo esempio di struttura gotica in Ostuni modellata sui riferimenti stilistici offerti dalla cattedrale. La chiesa fu probabilmente fatta edificare dalla nobile famiglia Zaccaria, tra le più illustri ed antiche famiglie iscritte al sedile dei nobili detto di San Biagio. Nessun documento scritto attesta l’origine di quella che fu la chiesa primitiva esistente nella cavità rocciosa posta dietro l’attuale realizzazione architettonica risalente ai primi decenni del Cinquecento. Il geologo Cosimo de Giorgi nella sua monografia La Provincia di Lecce, data alle stampe nel 1882, ci fornisce per la prima volta una dettagliata relazione sullo stato materiale di questa vetusta chiesetta dedicata alla Madre di Dio: Dopo un chilometro da Ostuni ci fermeremo un momento dinnanzi ad una rustica chiesetta, detta Madonna della Nova, che resta a sinistra del ponte dello stesso nome e ad un livello più basso della via. Nella facciata vedremo una porta sormontata da una lunetta, chiusa da un arco a sesto acuto leggermente compresso, ed una finestra circolare a trafori intagliati a fiorami, più un fregiodelicato ad archetti sotto la cornice. Fu costruita nel XVI secolo (1561); Ciò che invece si mostra mutato è certamente l’interno della piccola chiesa con copertura a volta poggiante direttamente sui muri perimetrali. Delle linee e decorazioni barocche un tempo esistenti in chiesa, si scorge al presente soltanto l’altare in pietra gentile di fattura settecentesca, fatto eseguire nel 1761 dal cappellano Antonio Taberini. E’ comunque da ritenere che tutto l’interno della vetusta chiesa fosse stato rivisitato durante il Settecento e ricoperto di stilemi più in sintonia coi gusti di quel tempo. Ma il nuovo ed il barocco nell’interno hanno totalmente sostituito l’antico. Il de Giorgi colloca la chiesa di S. Maria della Nova a sinistra della strada Consolare (la statale 16 di oggi), lasciandoci alle spalle l’abitato e percorrendo la provinciale in direzione Ostuni-Carovigno, esattamente come la si osserva ai nostri tempi. L’impaginato della facciata sormontato da un agile campanile a vela a due fornici, non ha subito alcuna alterazione lungo i suoi cinquecento anni di storia.
Quello che però cattura l’attenzione di Cosimo de Giorgi riguarda gli antichi affreschi esistenti in grotta di cui ci fornisce una prima descrizione: “Dietro l’altare si apre però una grotta naturale, lunga mt. 38,80, larga da mt. 2,60 a 3,80 ed alta da due a tre metri. Il pavimento è tutto interrato dall’ocra argillosa che riveste le colline ostunesi; la volta è di forma triangolare, solo in parte ingrandita a colpi di piccone. La acque calcarifere gocciolando da questa volta sul pavimento e sulle pareti ne hanno arrotondato gli spigoli sporgenti, e vi hanno disteso dei piccoli festoni stalattitici. Nei secoli scorsi le pareti di questa grotta erano qua e là dipinte a fresco; ma oggi ne restano appena le tracce. Uno degli affreschi meglio conservati rappresenta Gesù Cristo in atto di benedire, colla Vergine a dritta e S. Giovanni Battista a sinistra. Il redentore colla sinistra regge il libro degli evangelii, sul quale si legge la seguente iscrizione: EGO SUM LUX MUNDI QUI SEQUITUR ME NON AMBULAT IN TENEBRIS. Un altro affresco rappresenta un Crocefisso, con due figure ai lati molto sciupate. In un terzo si vede l’effigie della Vergine; figura di grandi proporzioni, ma di fattura molto grossolana come le precedenti. A qual’epoca rimontano questi affreschi? Vi è relazione di somiglianza e di data fra questi e quelli delle grotte di S. Maria di Agnano e della tante disseminate nel Tarentino e verso il Capo di Leuca?” Il de Giorgi, dunque, offriva una prima descrizione di quegli affreschi costituenti gli aspetti figurativi della chiesa più antica di cui ignoriamo il nome. Doveva però trattarsi di una chiesa in grotta come tante altre disseminate sul vasto territorio di Ostuni di cui se ne conserva soltanto la memoria. Prima della costruzione dell’attuale chiesa vi era quella più antica, probabilmente interamente in grotta, dedicata alla Tutta Santa, alla Madre di Dio, e risalente, a nostro parere, proprio alla seconda colonizzazione bizantina. La chiesa della Madonna della Nova in ogni caso risulta essere la più antica cappella dedicata alla Vergine tra quelle ancora oggi esistenti. In essa si svolgevano le sette feste in onore di Maria e l’ottava festa che era quella della Domenica in Albis. In questo luogo la chiesa locale veniva a salutare la madre di Dio col titolo di Theotokos e per secoli si sono svolte le feste liturgiche in onore della Madonna. La chiesa di S. Maria della Nova è comunque da considerarsi tra le ultime testimonianze di manufatti gotici scampati alla distruzione e facenti parte di quelle piccole chiese e cappelle rurali esistenti in Ostuni, mentre per fattori vari e soprattutto a causa dei terremoti del 5 dicembre 1456 e 20 febbraio 1743 innumerevoli insigni monumenti espressione del romanico pugliese e del gotico andarono definitivamente perduti e sostituiti con manufatti barocchi nei due secoli in cui quest’arte ha dominato la scena.

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