24 MARZO 2019 – XXVII GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO IN MEMORIA DEI MISSIONARI MARTIRI “Per amore del mio popolo non tacerò” (cfr. Is 62,1)

Pubblicato giorno 25 marzo 2019 - In home page, in primo piano, news, Notizie

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Ricordare con la preghiera, il digiuno e un gesto concreto di carità tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo, anche quelli sconosciuti ai più, e che hanno versato il loro sangue per il Vangelo è la motivazione che spinse nel 1993 il Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane a decidere di celebrare annualmente una “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri”. Venne scelta la data del 24 marzo, giorno dell’assassinio avvenuto nel 1980, di Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, proclamato santo da papa Francesco il 14 ottobre 2018. Il 24 marzo, dunque, celebreremo la 27° Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri. Il tema scelto quest’anno, “Per amore del mio popolo non tacerò” (cfr. Is 62,1), è ispirato alla testimonianza di Oscar Romero, el santo de America, e vuole esprimere la piena consapevolezza che amare Dio significa amare i propri fratelli, significa difenderne i diritti, assumerne le paure e le difficoltà. Per amore del mio popolo non tacerò significa agire coerentemente alla propria fede. In quanto cristiani, discepoli missionari, portatori della Buona Notizia di Gesù non possiamo tacere di fronte al male. Farlo significherebbe tradire il mandato che ci è stato affidato.

 

Oscar Romero nasce a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917 da una famiglia modesta. Il 24 marzo 1980 Oscar Romero, proprio nel momento in cui sta elevando il Calice nell’Eucarestia viene assassinato. Le sue ultime parole sono ancora per la giustizia: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo. Questo momento di preghiera ci trovi saldamente uniti nella fede e nella speranza”. Da quel giorno la gente lo chiama, lo prega, lo invoca come San Romero d’America.

 

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