Posa prima pietra

Posa prima pietra“Lo Scudo” del 1° gennaio 1956 riportava in prima pagina, a firma della redazione, il seguente articolo:

SORGERA’ IN OSTUNI UNA NUOVA CHIESA
Portiamo a conoscenza che in Ostuni nel prossimo anno verrà costruita una nuova chiesa nel rione Barco, lungo la strada che congiungerà via Lecce con corso Garibaldi. Insieme al grandioso tempio sorgeranno altri locali attrezzati con tutti i ritrovati moderni per l’esercizio del ministero religioso sociale e assistenziale.
Il comitato è già all’opera per raccogliere cinque milioni e trecentomila lire necessari per coprire la spesa per l’acquisto del suolo. La costruzione al rustico verrà eseguita con i venticinque milioni che il Ministero dei Lavori Pubblici ha già assegnato. La nuova chiesa verrà dedicata ai Santi Medici Cosimo e Damiano, tanto venerati dal nostro popolo. Avremo così un vero
santuario che richiamerà pellegrinaggi anche dai paesi vicini. La cerimonia della posa della prima pietra ebbe vasta eco di stampa e fu puntualmente riportata su diversi giornali tra cui il “Corriere del Giorno” del 25 luglio 1956. La benedizione della prima pietra fu fatta dall’Arcivescovo Monsignor Nicola Margiotta alla presenza di numerose autorità tra cui il sindaco del tempo professor Mario Castiglioni. I lavori procedettero alacremente ed in data 30 dicembre 1956 su “Lo Scudo” era possibile leggere che si erano gia edificati diversi ambienti quali la sacrestia, il salone delle adunanze ed altre stanze, mentre le maestranze si accingevano a innalzare il tempio.
Il Comitato, presieduto da Eligio Tanzarella, che affiancò don Andrea nella difficile impresa del reperimento dei fondi, usò diversi espedienti per racimolare quattrini: sul finire del 1956, fu stampato un calendario la cui vendita fruttò quasi mezzo milione. L’esperimento verrà ripetuto più volte negli anni seguenti.
L’edificazione della chiesa-santuario dei Santi Medici, la cui prima pietra fu posta il 22 luglio del 1956, trovava nel periodico locale “Lo Scudo” e nel direttore monsignor Giovanni Livrani due accaniti sostenitori.


Questo fu il discorso pronunciato da don Andrea in occasione  della posa della prima pietra dei Santi Medici, alla presenza dell’arcivescovo Mons. Nicola Margiotta, del sindaco di Ostuni, prof. Mario Castiglioni, dell’on. Giulio Caiati e al cospetto di numerosissimo popolo di Ostuni.

Eccellenza, signor Sindaco, Onorevole, Confratelli,
amici del Comitato, popolo di Ostuni.
Dacché fui chiamato a reggere la Parrocchia S. Maria degli Angeli da qualche mese eretta, la modesta chiesa dei Cappuccini si rilevò insufficiente e per questo iniziai subito la pratica per il suo ampliamento, ma senza approdare ad alcun esito positivo. Il Ministero di Grazia e Giustizia non volle cedere niente dell’attuale carcere; il Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Belle Arti, non permise che si spostasse in avanti l’attuale prospetto per conservare l’elemento architettonico paesano caratteristico di tutto l’edificio. Proprio in quel periodo, siamo nei primi mesi del ’53, venne fuori la legge del 18 dicembre 1952, n. 2522, per la costruzione di Chiese parrocchiali ed incoraggiato e sostenuto da S. E. Arcivescovo, da Mons. Vicario e perché non dirlo? Dall’On. Caiati e dal carissimo Mons. Pignatelli, iniziai la pratica perché Ostuni partecipasse del beneficio di questa legge.

E’ inutile che vi stia a dire cosa c’è voluto per arrivare a questo giorno: tre anni di continuo lavoro, di ansie, di continue difficoltà, di rischi, di diffidenza. Se avessi saputo tanto, certamente non avrei fatto! Giunti a questa prima tappa sgorga spontaneo dal cuore un
ringraziamento a Dio. Sia ringraziato il Signore: se non ci fosse stato il Suo aiuto, vano sarebbe stato il nostro lavoro. E poi, debbo ringraziare tutti indistintamente per il valido aiuto e per la preziosa collaborazione.
Approfitto di questa solenne circostanza per chiedere scusa del fastidio che ho arrecato. Riconosco che spesse volte sono stato alquanto importuno e indiscreto.
Oggi però godiamo insieme del frutto della mia indiscreta costanza e della vostra larga pazienza nel sopportarmi. Questa assemblea è una solenne e incomparabile testimonianza di fede, nonostante si vada blaterando il tramonto del cristianesimo. Bella, immortale benefica fede ai trionfi avvezza… E questo oggi è un trionfo che né una nostalgica politica,
né un imperante materialismo riusciranno a cancellare dal cuore e dalla mente del popolo ostunese.
Qualcuno ha gridato all’inutilità di questa nuova Chiesa dato che ci sono tante altre chiese; ma Ostuni non si restringe alla sola piazza, anzi si sviluppa con ritmo accelerato ed impressionante e questi nuovi rioni senza la Chiesa con annessi locali richiesti dall’Apostolato moderno sarebbero come un corpo senz’anima. Qualche altra ha detto che sarebbe stato meglio far costruire case per i poveri, allora ben volentieri loro avrebbero contribuito. C’è la legge con cui lo Stato viene incontro ai poveri con le case minime ed è risaputo che già molti paesi vicini ne hanno beneficiato.
Qui ci circonda tanto suolo già lottizzato, prego allora questi amici di rendersi benemeriti offrendo il loro denaro per l’acquisto del suolo ed io mi farò promotore di questa grande iniziativa sociale. In tal modo molti abitanti del rione “Terra” avrebbero la loro casa più decorosa vicino alla casa dei Santi Medici Cosimo e Damiano, antica aspirazione del devoto popolo di Ostuni.
La Nuova chiesa avrà la lunghezza di m.35 e la larghezza di m. 16 con numerosi locali annessi. Un vero complesso edilizio che, data l’importanza turistica di Ostuni, in un domani non lontano potrà essere anche meta di devoti pellegrini.
Lo stato contribuisce in virtù della legge innanzi citata per la costruzione del rustico soltanto, lasciando alla pietà dei fedeli tutte le rifiniture: intonaci, pavimenti, impianti,ecc..
Sono sicuro che ultimati i lavori del rustico ci sarà una gara da parte di tutti per rendere bella adorna, la nuova chiesa.
Già ne ho avuto conferma durante la paziente raccolta dei fondi per comperare il suolo. E qui il vivo ringraziamento a tutti gli oblatori, specie a quelli fondatori, insigni e benemeriti, e in modo particolare agli amici del Comitato, al Presidente signor Eligio Tanzarella ed al venerando Luigi Nacci che con me hanno condiviso ansie, rischi, affronti, ed al Signor GiuseppeFrancioso che proprio in questi giorni ci è venuto incontro per non arrecare alcuna modifica al progetto.
Intanto restano ancora due milioni di debito: parecchi hanno già sottoscritto, altri hanno promesso, altri, come San Tommaso, attendevano questo giorno. Allora, coraggio, abbiamo buona memoria: vi attendiamo o verremo.
Alcuni hanno espresso il desiderio di offrire tufi, blocchi di pietra, cemento, calce, trasporto di materiale, ecc. Ottima iniziativa: tutto questo ci consentirà di accantonare denaro per le rifiniture.
Un’ultima cosa da dire. Il campanile è presentato nel progetto, ma non entra nella spesa del contributo statale.
Una Chiesa senza il campanile non è completa: il campanile esprime con la sua altezza l’anelito dell’animo umano verso il Cielo; è la voce di Dio che chiama l’uomo alle cose dello spirito e gli ricorda la caducità delle cose di questo mondo.
Vorrei però che per il popolo di Ostuni significasse un’altra cosa: il ricordo affettuoso dei giovani ostunesi caduti nell’ultima guerra. Per loro ancora non si è provveduti ad alcun segno che ce li ricordi, eppure meritano la nostra gratitudine e il nostro rimpianto.
La torre campanaria di questo tempio sia, allora, il monumento elevato a Dio che nella sua eternità custodisca il ricordo dei nostri fratelli generosi caduti sui campi di battaglia. So che da qualche Associazione si desidera questo; so che molti hanno in animo di fare qualcosa a questo scopo: bisogna approfittare dell’occasione propizia. Termino.
Eccellenza, oggi si compiono 11 anni Dacché nella Cappella del Seminario Regionale di Molfetta ricevetti l’ordinazione sacerdotale. Mi rivedo a quel punto della cerimonia quando prostrato per terra significavo l’offerta della vita a Dio e alla Chiesa. Tali vogliono essere i miei sentimenti, in questo momento, disposto a rinunziare a tutto ciò che la convenienza umana vorrebbe ipotecare.
Invoco la Sua benedizione su questo popolo, che è tanto buono, fedele e generoso, affinché abbia prosperità e benessere; sul Direttore dei lavori, Architetto Francesco Lacitignola, sulla ditta Antelmi e suoi operai in modo che lavorino per onorare Iddio e i Santi Medici.

A volere l’erezione del santuario era stato tra gli altri proprio monsignor Livrani, il quale intendeva in questo modo far sì che il tempio servisse anche a onorare i caduti della Seconda Guerra Mondiale, essendo quelli
del primo conflitto ricordati dal monumento ai caduti di Piazza Matteotti e da una cappella nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Si legga a tal proposito l’articolo di fondo dello stesso don Livrani apparso su “Lo Scudo” del 2 febbraio 1956 da cui si sono estrapolate le seguenti note: E i caduti dell’ultima immane guerra resteranno senza alcun ricordo? Noi vogliamo sperare che il ricordo più bello per essi sarà il nuovo tempio che sorgerà a gloria dei Santi Medici. 

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