Don Cosimo Legrottaglie

*10 marzo 1931                                             +3 settembre 2009

Tesimonianza scritta
in occasione del 50° Dedicazione della chiesa:

Parroco per 31 anni ai Santi Medici
Tornando molto indietro, nella mia infanzia, quasi in visione, c’è il ricordo di mio padre che mi mostrava Mons. Luigi Mindelli, alle spalle della mia abitazione in viale Crispi, zona “mulino al vento” mentre visionava un terreno per la costruzione di una nuova chiesa, dedicata ai SS. Medici; desiderio del popolo ostunese, che pur avendo già un riferimento ai Santi nel centro storico, nella chiesetta dedicata a San Giacomo in Compostela, desiderava una chiesa più grande, esigita anche dallo sviluppo della città; mio padre mi diceva anche: “se sarai sacerdote avrai la chiesa vicina a casa”.
Questo accadeva verso la fine degli anni ‘30, prima della seconda grande guerra. Circa 10 anni dopo, la chiesa dei Cappuccini era diventata parrocchia nel 1946, e don Andrea Melpignano, in un nuovo sito vicino alla parrocchia, si impegnava
nella costruzione della nuova chiesa, per adempiere l’antico desiderio popolare, ma anche per realizzare una nuova più adeguata sede per la parrocchia di S. Maria degli Angeli. Don Andrea si dedicò con tutte le sue forze in tale opera, come è descritto altrove. La
nuova chiesa nasceva prima del Concilio, ma con già una linea non tradizionale. Venne poi il Concilio e don Andrea cominciò ad adeguarsi spostando l’altare e modificando il mosaico di fondo, per inserirvi il tabernacolo. L’impegno di don Andrea fu grandissimo, tanto da stancarlo molto, anche fisicamente.
Il 17 ottobre 1976 fui chiamato, prima a collaborare responsabilmente con lui, poi ad assumere in toto l’impegno di parroco. L’accoglienza della comunità fu grande, come anche la disponibilità nella partecipazione e collaborazione per una pastorale, nella linea nuova del Concilio. Seguire il Concilio richiedeva, come già avveniva altrove, un adeguamento liturgico-pastorale, anche nelle strutture e nei luoghi liturgici, perché si rendesse più idonea la celebrazione, più chiara la catechesi sacramentaria e la nuova idea di Chiesa.
A 20 anni dal Concilio, celebrando il XXV di dedicazione della chiesa, fu presentato il nuovo volto della stessa, più luminosa con l’abbassamento delle finestre istoriate e con i nuovi segni liturgici, così come un adeguato studio di autorevoli esperti del Centro Domus Dei di Roma e superiori valutazioni e approvazioni avevano ideato e progettato e con sacrifici, anche
economici, avevamo realizzato. Il nuovo volto voleva esprimere la Chiesa del Concilio, non piramidale, non distributrice di servizi, non solo devozionale, ma popolo di Dio, assemblea che è presenza di Cristo, nella celebrazione, nei sacramenti, nella centralità della Parola.
Sono state queste le linee pastorali del mio lungo parrocato vissuto qui in parrocchia. Così come sono state annotate nella relazione per la Santa Visita, avvenuta poco prima della mia rinunzia, a cui farò riferimento riportando alcuni passi in corsivo. Se la chiesa, popolo di Dio, è presenza di Cristo, la mia prima preoccupazione è stata quella dell’unità, della comunione fraterna, del clima di famiglia, del senso costante di accoglienza verso tutti e disponibilità grande sempre, con la porta sempre aperta.
Attenzione personale privilegiata conservavo per gli ammalati, li visitavo nei primi venerdì di mese e venivano poi amichevolmente incontrati per l’Eucaristia, anche la domenica, dalla preziosa disponibile collaborazione dei ministri straordinari. Costante l’impegno per la catechesi, a tutti i livelli, che lungi dall’essere per i piccoli preparazione per ricevere i sacramenti,
aveva, nell’impostazione, il carattere della perenne formazione personale. L’incontro con le famiglie era orientato in questa linea, come nel privilegiare la loro presenza nei diversi momenti liturgici. Significativo e molto bello era il momento della Prima Comunione dei bambini, conservando un gesto, ereditato da don
Andrea, nel vedere intorno all’altare i bambini tra papà e mamma; le piccole famiglie, intorno alla Mensa, che nella grande famiglia parrocchiale partecipavano all’incontro con Cristo, Pane di vita.
Così la celebrazione nel giorno della presentazione al tempio del Signore quando invitavo tutti i bambini battezzati nell’anno; celebrazione quanto mai familiare nel richiamo al battesimo, alla luce del cero pasquale e delle candele della candelora. Attenzione alle famiglie quando sono stati fatti incontri programmati per loro, nel tentativo delle CEB, divenute Centri del
Vangelo; consci che è illusorio pensare alla parrocchia come comunità vera per la conoscenza dei singoli problemi, dato il numero delle famiglie; è più facile creare la comunione delle piccole comunità, che nella vita del Consiglio Pastorale hanno il momento unificante di comunione e di conoscenza ravvicinata. Scrissi così del Consiglio Pastorale, per la Santa Visita: “L’attività pastorale della parrocchia è scandita dagli incontri del Consiglio Pastorale Parrocchiale, che oltre ad avere un suo cammino di formazione sui vari documenti della Chiesa e linee di lavoro diocesane, discute e gestisce le varie attività; ogni decisione pertanto passa al vaglio del Consiglio che, pur avendo, per statuto, un valore soltanto consultivo, in pratica ha parere deliberativo. La sua attività è verbalizzata puntualmente dalla segretaria e vi è già in archivio un primo registro di verbali ed il secondo è quasi ultimato; in questi verbali si può riscontrare anche la storia e quindi la vita della parrocchia di questi ultimi anni”.
Voglio anche notare come, negli anni in cui fui chiamato in Diocesi come presidente dell’Istituto Diocesano del Sostentamento Clero, ho avuto l’aiuto dei collaboratori; ma, aldilà della loro attiva partecipazione alla vita della comunità, esemplare fu il fraterno rapporto tra di noi, che non è mutato nel tempo, divenendo poi amicizia, vicinanza, direi quasi filiale, nel mio avanzare negli anni; di cuore ne rendo grazie.
In questo, più che sintetico, sguardo retrospettivo dei miei 31 anni ai Santi Medici non posso non fare riferimento ad un’attenzione grande, non solo personale ma anche comunitaria, per la chiesetta della Madonna della Nova, che ci fu affidata nel 1986. Era in uno stato a dir poco pietoso ed in abbandono quasi totale. Un libro pubblicato insieme al, per me, non sufficientemente rimpianto, prof. Luigi Greco fa giustizia di quanto è stato fatto e quanto c’è ancora da fare, per riportare a dignità tutto il complesso, conservare e riscoprire quanto la storia ci aveva tramandato e il tempo, l’imperizia e trascuratezza dell’uomo ha nascosto e deturpato.
Posso dire con tutta coscienza che ho fatto quanto potevo, con un impegno costante, anche economico; pochi sanno che ho finito di pagare il lavoro della restauratrice quando ero già fuori della parrocchia, nella sacrestia di S. Francesco. Non potevo e non volevo lasciare incompleto un lavoro già avviato nella pulizia della parete, messa in luce di quanto affiorava sulla stessa, nella chiesa antistante la grotta.
Non si può trascurare anche il lavoro, la presenza di gruppi organizzati e la loro vita in parrocchia; per questo mi affido a quanto scrissi nella relazione della Santa Visita: “Circa le aggregazioni ecclesiali, si può dire che in parrocchia da sempre vi è stata l’Azione Cattolica, che ha oggi la sua maggiore presenza e vitalità negli adulti con il gruppo donne e nei gruppi dell’ACR, con educatori ed educatrici del gruppo giovani. L’Azione Cattolica segue le indicazioni ed i programmi della Chiesa sia a livello centrale che diocesano, ed è inserita pienamente nella vita ed in ogni attività della Parrocchia, con lo spirito missionario che anima la sua stessa presenza nel territorio. In Parrocchia hanno sede anche altri due movimenti che possono dirsi a livello cittadino, non avendo presenza organizzata in altre parrocchie: il gruppo di Comunione e Liberazione e quello del Rinnovamento nello Spirito, con diversa consistenza ed incidenza nell’attività pastorale e nella vita sia a livello parrocchiale che cittadino.
Il gruppetto del Rinnovamento nello Spirito è abbastanza ridotto come numero, è assiduo negli incontro settimanali del mercoledì con l’attenzione alla preghiera, ed alla lettura della Parola, conserva l’impegno della recita del Rosario in chiesa e dell’animazione di qualche momento, soprattutto della novena della Pentecoste.
Il gruppo di Comunione e Liberazione, ha diverse attività. Avendo ricevuto in gestione il campetto dello sport e le stanze della casa canonica, svolge varie iniziative: tiene aperto un oratorio, aldilà dei ragazzi della parrocchia, per attività ludico-sportive ed anche di doposcuola; a livello formativo, mantiene costantemente i vari incontri di “scuola di comunità” per le diverse fasce di età, e collabora alla catechesi parrocchiale; gestisce inoltre il banco alimentare, collaborando con la caritas parrocchiale per chi nella necessità fa richiesta di aiuto anche in viveri. CL è anche a servizio della Parrocchia, collaborando nella liturgia con una corale giovanile quanto mai utile nelle celebrazioni domenicali e di particolare solennità”.
Il tempo che scorre inesorabile mi portò, al compimento dell’età richiesta dal Codice, a rimettere il mandato di parroco nelle mani del Vescovo, fidando nella conservazione di quanto operato e nello spirito di una continuità pastorale, indicata anche dal Vescovo nel giorno della consegna; dichiaravo contestualmente la mia disponibilità a continuare a servire la Chiesa, nelle modalità che mi fossero richieste. La morte prematura del già ricordato prof. Luigi Greco soffocò il progettato proposito di una pubblicazione, come di consegna, di quanto operato, delle opere d’arte della chiesa, come dello spirito pastorale che ci aveva animato nel fecondo lungo periodo. Mi è rimasto indelebile la memoria di tutto e di tutti, se passo per quelle strade, ogni porta suscita un ricordo, una memoria di persone e di eventi, vissuti in comunione.
Lo spirito con cui ho avvertito nell’animo il passaggio è descritto anche alla fine della relazione per la Santa Visita, che qui riporto in corsivo e a conclusione: “Siamo nel cammino che come parroco svolgo da trent’anni in questa comunità, non sento senso di stanchezza perché è il cammino della vita, ma non posso non avvertire il bisogno di un soffio di giovinezza per questa comunità, per la quale continuo a chiedere al Signore ardore di testimonianza e superamento delle, a volte affioranti, piccole tentazioni di divisioni di parte; la prima testimonianza nella missionarietà non può non essere il vincolo della carità, l’unità nella vita di fede, per rendere così ragione della speranza che è in noi”.

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